Il ritorno del calamo

calamo

Il calamo (Acorus calamus L.) è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Aracee, originaria dell’Asia meridionale ma comune nell’Europa centrale e balcanica, in Russia e Nord America. Si ritiene che il suo nome derivi dal greco acoron= pianta palustre e calamus=canna, cioè pianta somigliante a una canna. Chiamato popolarmente anche erba di Venere, erba cannella o giunco odoroso, in Italia si trova in zone paludose e lungo i fiumi.

Gli impieghi tradizionali

La medicina tradizionale indiana ne apprezza da secoli l’attività su cervello e sistema nervoso e in particolare sulla memoria, ma la impiega anche come diuretico, lassativo e febbrifugo.

Nel 1557 Mattioli ebbe in dono dall’ambasciatore Busbeck alcune piante di calamo raccolte in un lago in Asia minore, mentre il botanico Clausius lo coltivò a Vienna nel 1574 da una radice ottenuta dai mercanti veneziani e lo fece arrivare ad altri botanici europei. Il medico e botanico inglese Culpeper lo raccomandava per tutte le preparazioni che “rinforzano lo stomaco e la testa”. La pianta è uno dei componenti del Fernet oltre che di vermouth, bitter e altri amari.

Ai fini terapeutici il rizoma è la parte officinale di maggiore importanza. Le radici di calamo sono utilizzate quasi esclusivamente come amaro-aromatico nei casi di digestione lenta e difficoltosa caratterizzata da pesantezza di stomaco, meteorismo ed eruttazioni. L’olio essenziale e la tintura idroalcolica si usano esternamente nel trattamento delle mialgie, artralgie e gotta. Come aromatizzante rientra anche in formulazioni di collutori, dentifrici in polvere e soluzioni destinate al rafforzamento delle gengive.

Il calamo è incluso nella lista delle piante autorizzate del Ministero della Salute del gennaio 2019, dove se ne sconsiglia l’impiego in gravidanza, aggiungendo inoltre che l’apporto massimo di beta-asarone con la dose giornaliera non deve superare 115 mcg e 2 mcg/Kg di peso corporeo.

 

 

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