Donne, erbe, saperi

Autorevole e impegnata, espressione concreta della rottura di schemi e pregiudizi sul ruolo della donna, Ildegarda di Bingen fu una personalità straordinaria per i suoi tempi ed è tuttora considerata la più celebre delle scienziate medievali.

Spaziando dalla medicina alle scienze naturali, alle arti pittoriche e musicali, fu autrice fra l’altro di due trattati enciclopedici che raccolgono tutto il sapere botanico e medico dell’epoca: Physica, Storia naturale o Libro delle medicine semplici, e Causae et curae, il Libro delle cause e dei rimedi. Ispirandosi alla teoria ippocratica dei Quattro Elementi come fondamento della realtà, maturò intuizioni di grande modernità sull’impiego delle piante, elaborando un’idea di salute e malattia che prefigura sotto molti aspetti il concetto contemporaneo della medicina olistica. Di tale sua ampiezza di visione, sorprendente per una donna che si definitiva illetterata vissuta fra il 1098 e il 1179, ci parla, nel mese in cui le donne di tutto il mondo riaffermano il proprio ruolo nella società, un articolo di Bruno Brigo. L’esperto rimanda a una recente sua pubblicazione sulla prestigiosa rivista internazionale Lancet Neurology, dove si evidenzia come negli scritti di Ildegarda di Bingen sia presente la descrizione dettagliata del morbo di Parkinson, otto secoli prima della sua descrizione scientifica del 1817, insieme al ruolo che la curcuma può svolgere in questo contesto.

In quelle pagine antiche, dunque, si riscontra un’anticipazione del potenziale ruolo di neuro-protezione della curcumina, che diversi studi sperimentali stanno oggi indagando con risultati promettenti, ancorché preliminari. Il binomio tradizione e innovazione, tante volte evocato quando si parla di piante medicinali, mai come in questo caso diventa concreto.

Le fu quasi contemporanea un’altra grande donna, Trotula de Ruggiero, allieva e poi docente della Scuola Medica Salernitana. Autrice di trattati in ambito dermatologico e ginecologico, sensibile alla salute delle donne, anche Trotula, nutrita dalle opere di Galeno e di Ippocrate, ebbe idee innovative sotto molti aspetti: considerava che la prevenzione fosse l’aspetto principale della medicina e propagava metodi nuovi per l’epoca in cui visse, sottolineando l’importanza dell’igiene, di un’alimentazione equilibrata e dell’attività fisica per il mantenimento della salute.

E con la visita al giardino della Minerva, nel centro storico di Salerno, vi accompagniamo in uno dei centri della Scuola Medica Salernitana, uno dei primi centri di elaborazione di un sapere scientifico e naturalistico svincolato dal controllo della Chiesa e una delle prime Università del Vecchio Continente.

Creato nel primo ventennio del 1300 da Matteo Silvatico, medico della Scuola Salernitana ed esperto di piante per la produzione di “medicamenti”, questo antico giardino dei Semplici, luogo di coltivazione delle specie botaniche utilizzate a scopo terapeutico e di attività didattica, è stato da poco restaurato ed è sede di molte attività interessanti, anche di valorizzazione delle sue origini.

Delle proprietà di alcune piante, oggetto di accurate verifiche scientifiche, racconta un articolo di Paolo Bellingeri dedicato alle piante medicinali dotate di proprietà antinfiammatorie, con un focus sulle specie botaniche che hanno raccolto negli ultimi anni le maggiori evidenze, dal rosmarino, all’artiglio del diavolo, al mirtillo, alla rosa canina. Il valore aggiunto di questa risorsa a fronte di un fattore scatenante che causa ampio ventaglio di disturbi – come allergie, disfunzioni cardiovascolari, sindrome metabolica, cancro e malattie autoimmuni – è la presenza di effetti collaterali minimi, per contro ai farmaci di sintesi normalmente utilizzati per controllare la crisi infiammatoria.

Buona lettura allora, ricordandovi, ultimo ma non meno importante, che al momento di andare in stampa la questione del decreto legislativo che potrebbe cancellare la legge sull’erboristeria del 1931 è ancora in progress.

 

 

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