Conoscere e utilizzare le piante medicinali

Dopo le due precedenti edizioni del 1998 e nel 2004, un grande successo editoriale con un totale di 15 ristampe, è uscita la terza edizione del Dizionario di fitoterapia e piante medicinali di Enrica Campanini, autrice che con Tecniche Nuove ha pubblicato diversi volumi nell’arco di quasi vent’anni: Fitoterapia e obesità (1994), Manuale pratico di gemmoterapia (1996, seconda edizione nel 2005), Ricettario medico di Fitoterapia (2000), Menopausa… meno paura (2000), Fitopediatria (2002) Sovrappeso e cellulite (2005), Terapie complementari in geriatria  (con Stefania Biondo, 2011).

 

Dottoressa Campanini, com’è nato il progetto di  questo Dizionario?

Questo libro nasce sia da una lunga serie di studi compiuti nel corso degli anni sulle piante, che mi hanno interessato e appassionato sin dai tempi dell’università, sia dalla mia esperienza professionale come medico. L’ho concepito, pensato e strutturato come uno strumento di lavoro, prima di tutto per me stessa, che ho voluto mettere a disposizione anche dei colleghi e degli altri operatori del settore, tra cui gli erboristi. Penso infatti che risponda a un’esigenza reale e concreta, come dimostra il successo ottenuto dalle precedenti edizioni, andando a coprire una lacuna nella letteratura disponibile in materia. Nella mia lunga attività di ricerca e raccolta del materiale, la cui mole andava aumentando negli anni, mi sono infatti resa conto di quanto la letteratura in proposito fosse dispersa, parziale, di difficile reperimento, spesso lacunosa e a volte contraddittoria. Mi sono quindi dedicata a un duro e intenso lavoro di revisione, scrematura e razionalizzazione, per arrivare ad avere un panorama coerente e quanto più possibile completo dell’esistente, che ho raccolto in un libro di consultazione e di studio, chiaro e accessibile, rivolto ai medici, ai farmacisti, agli erboristi, ma anche agli studenti e a tutte le persone interessate a questi temi e sensibili al mondo del naturale.

Qual è oggi, a suo parere, il ruolo da assegnare alla fitoterapia?

Il primo aspetto fondamentale da sottolineare nella studio e nella pratica della fitoterapia è che devono essere rivolti alla pianta nella sua totalità e non solo al principio attivo. È utilizzando la pianta come fitocomplesso, quando possibile, che si possono ottenere ottimi risultati non solo per gli effetti sintomatici a cui si può arrivare, più delicati rispetto al farmaco, ma anche e soprattutto in termini di riequilibrio globale del benessere del paziente. In un’ottica di ecologia della salute dobbiamo infatti trattare la persona nella sua totalità, utilizzando la pianta nel modo migliore, vale a dire anch’essa nella sua pienezza, come fitocomplesso. L’altro punto fondamentale da sottolineare è quello di ricorrere alla fitoterapia in un’ottica di medicina integrata, per allargare e diversificare il ventaglio di soluzioni terapeutiche a disposizione del medico. Non dobbiamo mai dimenticare che la medicina è una sola e finalizzata a un unico obiettivo, il benessere del paziente.

Qual è il ruolo da assegnare alla fitoterapia in tale ottica di medicina integrata?

Le piante medicinali sono uno strumento terapeutico in più a disposizione del medico per curare la persona nella sua totalità: in alcuni casi permettono di evitare il ricorso al farmaco, in altri lo vanno ad affiancare per alleviarne gli effetti collaterali. Sin dagli inizi dell’attività, facendo sostituzioni anche in ambito pediatrico, mi sono resa conto che spesso si doveva intervenire pesantemente non tanto per un’effettiva esigenza terapeutica, quanto per mancanza d’alternative. Ho quindi cercato di allargare i miei orizzonti e di ricercare e approfondire altri approcci terapeutici, come l’omeopatia o la fitoterapia, recandomi anche all’Università di Montpellier, in Francia, dove al termine di un corso biennale ho ottenuto il Diploma Universitario in Fitoterapia e Piante Medicinali.

Quali sono i principali cambiamenti di questa terza edizione rispetto alla seconda?

Sono molti e significativi, dato che ho svolto non solo un lavoro di ampliamento, con l’aggiunta di altre piante, e di aggiornamento, sulla base dei più recenti sviluppi della ricerca medica, ma ho rivisitato il testo da cima a fondo e in pratica si può dire che l’ho riscritto come un libro nuovo. Le piante trattate, che ora sono 300 rispetto alle 287 della seconda edizione, sono state arricchite nel contenuto scientifico, con particolare attenzione posta nell’evidenziare le più moderne osservazioni cliniche in campo fitoterapico e le eventuali interazioni, tossicità ed effetti collaterali a cui si può andare incontro nel loro utilizzo o nella loro integrazione coi farmaci. Come nelle precedenti edizioni, tutte le affermazioni e i dati sono riportati con puntuale e contestuale segnalazione bibliografica. Ho inoltre aggiornato la bibliografia che conclude il volume e ho ampliato anche la parte iconografica, che comprende ora le fotografie di tutte le piante trattate e completa il percorso di conoscenza allargata permettendo di vederne anche l’aspetto. Le fotografie, in gran parte, sono state realizzate da mio marito, Angelino Mereu, che in quasi trent’anni di attività fotografica ha raccolto più di tremila foto di piante medicinali.

Come sono strutturate le schede dedicate alle singole piante?

Le piante sono elencate in ordine alfabetico, in base al nome latino della classificazione botanica ma con riportato anche il nome comune in italiano, in francese, in inglese, in tedesco e in spagnolo (queste due ultime lingue non c’erano nell’edizione precdente). A ogni pianta è dedicata una scheda di sintesi che oltre a nome e famiglia comprende l’indicazione della parte utilizzata, i costituenti e le attività principali e infine l’impiego terapeutico. Per fare un esempio pratico, nella corposa scheda dell’Elicriso (Helicrysum italicum) si legge che è della famiglia delle Asteraceae, che la parte utilizzata è la pianta fiorita e quali ne sono i costituenti principali, riportati in modo dettagliato. Se ne indicano poi le attività principali (antiossidante, antiepatossica, antinfiammatoria, antiallergica, eudermica, bechica e balsamica) e l’impiego terapeutico, sia per uso interno che per uso esterno. Per ogni pianta a questa ampia scheda introduttiva di tipo anagrafico, sempre corredata dalla fotografia, segue un’ancora più ampia parte espositiva, in cui vengono trattati l’utilizzo medico, la tossicità e gli effetti secondari, le forme farmaceutiche e la posologia, con le eventuali note di galenica, farmacopea e formulario. Infine vi sono alcune “curiosità”  di carattere storico, culturale, medico e d’altro genere sulla pianta stessa.

 

 Enrica Campanini si è laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Firenze e dal 1985 svolge la libera professione come medico esperto in Fitoterapia e Omeopatia. Nel 1990 ha conseguito in Francia il Diploma Universitario in Fitoterapia e Piante Medicinali presso l’Università di Montpellier. Ha collaborato dal 1989 con il CISDO (Centro Italiano Studi e Documentazione in Omeopatia) per il quale è stata responsabile della direzione didattica della Scuola Nazionale di Fitoterapia per medici e farmacisti e ha tenuto numerosi corsi e seminari presso varie Università.

Giovanni Bernuzzi

 

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